L’attenzione fino ad ora era concentrata nella prevenzione della Tromboembolismo Venoso (TV) in pazienti ospedalizzati. Secondo questo studio pubblicato su Archives of Internal Medicine, per un paziente il periodo fino a 3 mesi dopo l’ospedalizzazione è ugualmente a rischio se non con un rischio più elevato per sviluppare TV. Due terzi dei pazienti hanno sviluppato un tromboembolismo entro il primo mese dopo la dimissione dall’ospedale. Secondo un editoriale dello stesso giornale la prevenzione del TV nei pazienti ospedalizzati è evoluto da “opzionale a obbligatorio”, sarà la prevenzione della TV in pazienti dimessi l’argomento caldo del 2008.
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Gli SSRI non sono cosi pericolosi come si pensava in gravidanza ma con l’età che avanza possono portare a perdite ossee. Nell’anziano gli SSRI causano riduzione della massa ossea in ambedue i sessi in confronto ai antidepressivi triciclici; nelle donne questa riduzione coinvolge l’anca mentre nell’uomo la colona vertebrale.
La terapia ormonale trova applicazione solo nel sesso debole. Gli ormoni sessuali non aumentano la longevità dei maschi secondo il Massachusetts Male Aging Study. Gli ormoni sessulai potrebbero aumentare il rischio della malattia ischemica cardiaca.
Un altro studio che lega ancora di più due discipline che hanno sempre più realtà oggettive in comune: cardiologia e nefrologia. Pensare al rene come una estensione sofisticata del apparato cardiovascolare forse non è cosi sbagliato. La funzione renale sta fornendo sempre marker prognostici interessanti ed affidabili per quanto riguarda la patologia cardiovascolare. L’anemia, al microalbuminemia e il GFR sono correlati alla sopravvivenza in un malato cardiovascolare se presente tutte e tre nello stesso tempo.
Livelli sub-ottimali di vitamina D sono associate ad un elevato rischio cardiovascolare secondo questo studio. Ma allora esiste veramente la vitamina prodigiosa che previene la patologia cardiaca! Ed è stata sempre d’avanti ai nostri occhi.
Il DM toglie alla vita dei malati 8 anni; lo stesso della malattia cardiaca. Un diabetico cardiopatico (sicuro nel futuro) ha una spettanza di vita significativamente minore della popolazione normale! Quindi la depressione in soggetti diabetici anche se oltre 70enni e più che giustificata, e deve essere tale anche per i più giovani.
Secondo il Framingham Study pubblicato sul Arch. Intern. Med, l’algoritmo sulla predizione del DM tipo 2 negli individui di mezz’età è disponibile. L’assenza del consenso sul miglior approccio efficace, e la validità in altre popolazioni sono ostacoli da superare nel futuro.